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  10/03/2009

Le 3 Furie

ERINNI o FURIE

Incessanti Vendicatrici d'Invidia


Nella mitologia Greca le Erinni o Furie sono le tre dee della vendetta Tisifone, Megera e Aletto. Erano divinità punitrici, dèe della maledizione e della vendetta. Avevano il compito di punire i delitti e le malefatte che non venivano scoperti dalla giustizia umana. Creature mostruose nate dal sangue di Urano, possedevano ali di pipistrello e serpenti al posto dei capelli. Abitavano nell'Ade dove, armate di flagello, amministravano la giustizia e le punizioni tra gli inferi. Talvolta, però abbandonavano il regno dell'oltretomba per perseguitare anche i viventi.

Questo particolare Incantesimo serve per bloccare un nemico e neutralizzare ogni atto da lui ordito nei vostri confronti.





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SI RACCONTA CHE.....

Prima degli Dei Celesti.
La Notte osservava il Cielo stendersi sulla Terra avvolgendola completamente
ardendo di rosso tramonto.
Il Tempo armato di falce attendeva nell’ombra.
E il Tempo evirò il Cielo con la complicità della Terra Madre.
Furono rosse gocce scarlatte dal cielo che fecondarono la Terra generando nuove stirpi.
Tre gocce del sangue del cielo generarono nel ventre di Terra le tre Erinni,
incessanti vendicatrici d’invidia.
Nell’Era del Tempo precedente gli Dei Celesti, custodivano l’ordine naturale,
Eumenidi, buone madri, verso coloro che rispettavano le leggi,
spietate vendicatrici agli occhi rei.
La pelle del colore del buio, venefici serpenti come chiome, grigi abiti a coprire i corpi,
erano l’incessante Aletto, l’invidiosa Megera e la vendicatrice Tisifone.
Severe custodi dell’ordine naturale nell’Era di Tempo,
l’Età dell’Oro, l’era del miele dalle querce e della pace.
Sarebbero divenute Furie, ma in altro luogo e in altra epoca.

*

Avanzava la sera dell’anno con toni precocemente cupi.
Era il tempo in cui la terra adornava dei colori del tramonto i suoi alberi e lentamente si preparava per il sonno della notte invernale.
Le tre Erinni disposte in cerchio, coglievano i riflessi delle vite umane sulla superficie dell’acqua, guardando con gli occhi dei serpenti sul capo, con gli occhi che contenevano i riflessi delle gocce del sangue di Cielo.
Ad un tratto, un sibilo dalla chioma di Megera.
”Guardate” disse.
E gli occhi delle Erinni si concentrarono su un unico riflesso.
Mentre dal loro capo gli occhi dei rettili continuavano ad osservare l’umanità.

- Una fanciulla calpestava le foglie autunnali con passo lieve discendendo dalla collina. E le foglie accompagnavano la sua strada con un sottofondo armonioso, ma lei non se ne curava. Camminava con la mente altrove. Se la sua mente fosse stata presente, avrebbe forse potuto udire quel sibilo di serpente che nel mondo risuonava come un lontano latrato, ma la sua mente era assente e non lo udì. La sua mente non sarebbe mai più tornata se non in sprazzi di follia. -

Lo sguardo delle Erinni si era posato su di lei trovandola colpevole, vedendola traditrice.
La perdita della ragione fu la punizione concordata dai serpenti.

”Cos’ha fatto?” chiese Aletto.
”Cos’ha fatto?” Fece eco Tisifone.
”Cosh’ha fatto?” sorrise Megera.
E con un tocco di mano increspò l’acqua.
Le tre Erinni osservarono i nuovi riflessi provenienti dal passato.

- Una donna sedeva di fronte ad un fuoco.
La fanciulla le si avvicinò recando una bevanda calda e dolce.
La donna bevve. Dopo pochi sorsi la bevanda non ingerita cadde a terra. La donna si irrigidiva in spasmi dolorosi. Avrebbe forse urlato se la paralisi incipiente non l’avesse bloccata. I suoi occhi si spalancarono sorpresi, ma quando si chiusero le palpebre nascondevano uno sguardo di severo rimprovero e delusione.
Nell’infinità di pensieri che scossero la sua anima morente, l’ultimo fu dedicato alle vendicatrici, le Buone Madri. Eumenidi.
Allora il serpente aveva visto e sibilato.
La fanciulla già si era incamminata lungo la collina scendendo a valle. La sua mente fissa sulla figura di donna agonizzata. Non se ne sarebbe mai liberata. -

”Perché l’ha fatto?” chiese Aletto.
”Perché l’ha fatto?” fece eco Tisifone.
”Perché l’ha fatto?” sorrise Megera.
”E’ di mia competenza la ragione”.
”Sono foglie appese ad un albero che perdono la prospettiva. Si lacerano l’una con l’altra mosse da invidia per le foglie che maggiormente il sole accarezza. Così piene di sé da non rendersi conto che così facendo nuocciono solo all’albero. ”

”Il sole sta tramontando” disse Aletto.
”Siamo in autunno e le foglie cadono dall’albero” fece eco Tisifone.
”Siamo all’alba dell’era buia in cui gli alberi faticheranno a vivere” sorrise tristemente Megera.

”Sono Aletto e incessantemente perseguiterò chi viola le nostre leggi” disse Aletto.
”Sono Tisifone e incessantemente vendicherò le leggi violate” fece eco Tisifone.
”Sono Megera e insieme siamo le Erinni, e l'epoca del Tempo sfuma ad Ovest” sorrise Megera.








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